martedì 10 maggio 2016
mercoledì 4 maggio 2016
Vuoi diventare ricco in poco tempo?
Se sei attirato da messaggi come questo navigando in rete allora hai buone chanches di finire truffato da una delle tante proposte che riempiono i banner e le promozioni dei social network.
Questo servizio de LA7 spiega come stanno le cose in verità: QUI
venerdì 8 aprile 2016
LEVA DEL BROKER E LEVA REALE DI RISCHIO
Eccoci a parlare di leva finanziaria. Purtroppo molti confondono o non conoscono ancora il concetto di leva finanziaria, e spesso addirittura la confondono con il margine. La leva finanziaria, per definizione è : AMMONTARE (comprato o venduto a mercato) / EQUITY (sul conto trading). Per fare un ulteriore esempio quindi se detengo un'equity di 50 mila euro sul conto trading e compro 1 lotto (100.000 euro) su Eurusd , allora
100.000 / 50.000 = 2
2 quindi sarà la leva utilizzata da noi in quel momento, indipendentemente dalla leva massima che ci starà offrendo il Broker (100-200-400). Molti non fanno distinzione tra leva utilizzata quindi (quella scelta) e leva utilizzabile (ovvero la leva massima offerta dal broker).
Ora, potrebbe sembrare semplice tutto questo, ma in realtà esiste una ulteriore definizione e distinzione tra leva reale di rischio e leva determinata dal Broker.
Per comprenderne la differenza, facciamo un altro esempio:
Avendo sempre un'equity di 50.000 euro sul conto broker, ipotizziamo di
+ 100.000 eurusd 1.1385
- 100.000 eurjpy 123.78
+ 50.000 nzdusd 0.6790
Quale leva sto utilizzando ???
La leva utilizzata si troverà attraverso la somma degli ammontari comprati o venduti a mercato, in valore assoluto, ovvero
100.000 eur (relativi a eurusd) + 100.000 eur (relativi a eurjpy)
+ 50.000 nzd (che in euro al cambio di 1.6760 sarà = 29.800 euro)
RICORDIAMO CHE PER CALCOLARE LA LEVA UTILIZZATA CORRETTA BISOGNA RIFERIRE TUTTI GLI AMMONTARI ALLA VALUTA DI RIFERIMENTO CON CUI IL TRADER HA APERTO IL CONTO.
Quindi 100.000 + 100.000 + 29.800 (per comodità scriviamo 30.000) = 230.000 euro.
230.000 euro / 50.000 euro = 4.6 (leva utilizzata).
Nel prendere il margine richiesto, il broker calcolerà una leva utilizzata di 4.6. Se la leva massima offerta dallo stesso broker, sarà per esempio 100, ciò significherà che il margine richiesto sarà uguale a 1/100, quindi nel nostro caso, visto che il margine prelevato dal broker è
AMMONTARE (comprato o venduto a mercato) / Leva utilizzabile (leva massima concessa dal broker)
In questo caso quindi sarà
230.000 / 100 = 2.300 euro, che sarà il margine prelevato dal broker per le operazioni assunte a mercato.
Ma ora ci dobbiamo chiedere; Quale è la nostra leva reale di rischio ?
Per comprendere cosa sia, dobbiamo calcolare la nostra
ESPOSIZIONE VALUTARIA, ovvero conoscere il netting delle posizioni che abbiamo in essere.
In questo caso,
+ 100.000 eurusd 1.1385
- 100.000 eurjpy 123.78
+ 50.000 nzdusd 0.6790
creano una posizione netta short UsdJpy sintetica perchè
+100.000 euro sono - 138.500 $ al cambio di 1.1385,
e
- 100.000 euro sono + 12.378.000 Jpy al cambio di 123.78
Il netting di queste due posizioni sono esattamente
-138.500 usdjpy al cambio di (123.78/1.1385 = 108.722)
La rimanente posizione sarà di 50.000 Nzdusd che abbiamo visto essere circa 30.000 euro (29.800 per la precisione).
138.500 sono però esattamente 100.000 euro che sommati ai 29.800 euro di posizione di NzdUsd, fanno esattamente
129.800 euro di ESPOSIZIONE REALE DI RISCHIO.
QUINDI LA LEVA REALE DI RISCHIO, NEL CASO IN OGGETTO
SARA' PARI A
129.800 / 50.000 = 2.596
Ergo , la leva del broker sarà 4.6 mentre la nostra leva reale di rischio, che ci fornisce il reale rischio che corriamo di fronte a movimenti dei cambi coinvolti, sarà pari a 2.596.
Ecco perchè spesso io creo gli hedging , per ridurre la leva reale di rischio quando il mercato non mi sta andando a favore.
Sperando di avervi fatto cosa gradita, vi saluto cordialmente !
Saverio Berlinzani
martedì 29 marzo 2016
Consob. L'ignoranza finanziaria rende "overconfident" e propensi al "fai da te"
La Consob ha pubblicato il nuovo Quaderno di finanza (QdF) dal titolo "Financial advice seeking and financial knowledge. Evidence from the Italian market". Il documento, redatto in inglese, analizza le determinanti della domanda di consulenza finanziaria avvalendosi di un campione rappresentativo di decisori finanziari italiani. In particolare, indaga il ruolo delle conoscenze finanziarie, effettive e percepite, oltre alla relazione tra conoscenze effettive e percezione delle competenze da parte dei singoli soggetti. I temi analizzati toccano due aspetti principali: l’eventualità che la consulenza finanziaria possa sopperire ai bassi livelli di financial literacy dei risparmiatori italiani e il ruolo dell’overconfidence (ossia la sopravvalutazione delle proprie capacità) nelle scelte finanziarie. La principale conclusione cui perviene lo studio è che oggi i soggetti con un più elevato livello di conoscenze finanziarie mostrano la maggiore propensione ad affidarsi a un esperto. La consulenza sembrerebbe agire, pertanto, in via complementare rispetto alla cultura finanziaria, integrandola nel contribuire al miglioramento delle qualità delle scelte di investimento dei risparmiatori. Gli individui in possesso di limitate conoscenze finanziarie e più sicuri di se (overconfident), che potenzialmente beneficerebbero più degli altri dei consigli di un esperto, appaiono invece più propensi ad affidarsi ai
suggerimenti di parenti e conoscenti (cosiddetto informal advice). La domanda di consulenza risulta, inoltre, inversamente proporzionale all’overconfidence che, a sua volta, si riduce al crescere delle conoscenze finanziarie. In linea con l’evidenza empirica disponibile, inoltre, la propensione a richiedere il servizio di consulenza appare più elevata tra le donne (meno competenti nelle materie finanziarie e in alcuni casi meno overconfident degli uomini), gli individui di classi di reddito più
elevate e i più anziani. Si conferma anche il ruolo della fiducia nel consulente. La propensione ad avvalersi del servizio è infatti più elevata tra chi dichiara di sentirsi più motivato a investire quando sente di potersi fidare dell’intermediario a cui si rivolge. Il lavoro mostra, infine, che un elevato livello di educazione finanziaria può rivelarsi estremamente utile non solo per migliorare le conoscenze degli investitori ma anche, indirettamente, per accrescere la loro consapevolezza nelle capacità finanziarie possedute.
Il documento è scaricabile sul sito della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa: www.consob.it
suggerimenti di parenti e conoscenti (cosiddetto informal advice). La domanda di consulenza risulta, inoltre, inversamente proporzionale all’overconfidence che, a sua volta, si riduce al crescere delle conoscenze finanziarie. In linea con l’evidenza empirica disponibile, inoltre, la propensione a richiedere il servizio di consulenza appare più elevata tra le donne (meno competenti nelle materie finanziarie e in alcuni casi meno overconfident degli uomini), gli individui di classi di reddito più
elevate e i più anziani. Si conferma anche il ruolo della fiducia nel consulente. La propensione ad avvalersi del servizio è infatti più elevata tra chi dichiara di sentirsi più motivato a investire quando sente di potersi fidare dell’intermediario a cui si rivolge. Il lavoro mostra, infine, che un elevato livello di educazione finanziaria può rivelarsi estremamente utile non solo per migliorare le conoscenze degli investitori ma anche, indirettamente, per accrescere la loro consapevolezza nelle capacità finanziarie possedute.
Il documento è scaricabile sul sito della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa: www.consob.it
giovedì 18 febbraio 2016
Risparmiatore consapevole. Il valore della Borsa dopo le perdite della Pop. Vicenza
L’elevato grado di liquidabilità di uno strumento
finanziario dovrebbe contraddistinguere qualunque tipologia di investimento
presente nei portafogli di ogni risparmiatore. La liquidabilità di uno
strumento indica la presenza di un numero elevato di compratori e venditori
(domanda ed offerta sul titolo) in grado di soddisfare nell’arco della giornata
gran parte delle richieste di acquisto e vendita senza che il prezzo del titolo
in questione subisca forti oscillazioni. Ancora di più, l’elevato grado di
liquidità di uno strumento finanziario vuol dire quindi avere in portafoglio
uno strumento quotato su un mercato regolamentato, dove la costante presenza di
operatori consente uno scambio fluido tra la domanda e l’offerta e la
formazione costante di un prezzo di equilibrio. L’ennesima triste vicenda di
questi giorni della Banca Popolare di Vicenza, i cui azionisti si sono trovati
in mano azioni di un istituto ad un valore pressoché azzerato, ci impone di
ritornare con forza sul tema affrontato nel “Manuale del Risparmiatore”
relativo alla necessità di scegliere esclusivamente strumenti finanziari quotati
in Borsa. A coloro i quali ritengono che i mercati finanziari siano solo un
luogo dove regna la speculazione rispondo affermando che le “contrattazioni in
continua” garantite da mercati regolamentati, e quindi il meccanismo di trasmissione
delle informazioni sul book dei prezzi, in base alla forza tra la domanda e l’offerta,
risulta uno dei migliori termometri per misurare lo stato di salute di
qualunque società emittente: sia che si tratti di azioni o di obbligazioni. Il
caso Vicenza è emblematico. Non è tanto grave che gli azionisti abbiano perso i
loro risparmi investendo in titoli rappresentativi del capitale di rischio di
una banca: il cui prezzo è passato dai 62,5 euro ad azione in fase di aumento
di capitale ad un valore teorico di 6,3 euro (con una perdita di oltre il 90%).
La vera criticità e il dramma e che è stato negato agli azionisti il “diritto” di
vendere le azioni, anche in perdita, per l’impossibilità di trovare un
compratore. Di fronte alla richiesta di vendere le azioni, gli impiegati di
banca del borsino hanno ripetuto per mesi che non c’erano compratori in grado
di riacquistare le azioni. E questo perché i risparmiatori avevano in
portafoglio azioni non quotate (in assenza del Market Maker da parte della
banca collocatrice) e pertanto impossibilitati a rivendere a pronti per la
mancanza di scambi giornalieri e di un prezzo ufficiale. Scegliere titoli
quotati non è sinonimo di investimento privo di rischio, tutt’altro, ma
consente al risparmiatore di controllare giorno per giorno l’andamento del
prezzo e la valorizzazione della società
su cui abbiamo investito. Ci consente di inserire degli stop automatici
di vendita al raggiungimento di una soglia prefissata di perdita e,
soprattutto, consente all’investitore di rimanere vigile sull’andamento dei
propri investimenti in caso di forte oscillazione dei prezzi. Perché va ricordato
che i movimenti di Borsa anticipano sempre i futuri accadimenti di natura
fondamentale: sia in positivo che in negativo. La discesa sensibile delle
quotazioni, molto spesso ci avverte della presenza di pesanti vendite che
stanno colpendo il titolo da parte di chi potrebbe avere a disposizione in anticipo
informazioni sensibili. Al contrario, agli ignari azionisti della Vicenza non è
rimasto che affondare insieme alla banca, senza poter gestire il comando della
banca e ancora di più senza nessuna scialuppa di salvataggio a disposizione.
Edoardo Liuni
giovedì 17 dicembre 2015
Risparmio sicuro. La selezione delle ''buone società'' per migliorare il rendimento
Il fallimento delle quattro banche
e la contemporanea introduzione delle regole del bail-in, stanno fortunatamente
riportando alla ribalta del pubblico dei risparmiatori la necessità di prestare
scrupolosamente attenzione ai buoni
fondamentali delle società, sia quando si tratta di scegliere un investimento
sia quando si tratta di individuare la banca dove depositare i propri risparmi.
Se rimaniamo nella fattispecie della scelta del giusto strumento finanziario
per investimento, ci dobbiamo sempre ricordare che dietro un’azione ci sono
storie di manager, strategie, risultati e mercati concorrenziali: in pratica
c’è una società che vive di risultati i cui andamenti futuri
condizioneranno le performance dei
prezzi in borsa. Pertanto ogni investitore deve assolutamente cominciare a
familiarizzare con l’analisi dei documenti che consentono di valutare lo stato
di salute di una compagnia: che sia banca o società industriale. Come
spieghiamo ne “Il Manuale del Risparmiatore”(Ed. Hoepli, 2015) le scelte
consapevoli partono dai due approcci metodologici: l’analisi tecnica e
l’analisi fondamentale. Ormai dopo tanti anni di esperienza sono arrivato alla
conclusione che la scelta delle società attraverso l’analisi di bilancio (fondamentale)
non è sufficiente se non coadiuvata dallo studio del trend di mercato e quindi
dall’analisi grafica. Ma se pensiamo ad un investimento di lungo periodo, non
possiamo non partire dallo studio dei due principali indicatori: il fatturato e
l’utile. Nel Manuale affrontiamo questi approcci necessari a comprendere
la valutazione delle società: “Capire se la società è in grado di generare
utili sempre crescenti, non solo consente di valutare lo stato di salute
attuale dell’azienda in termini reddituali, ma soprattutto mi serve per
stabilire se il titolo su cui sto investendo sarà in grado di generare nel
tempo rendimenti cedolari in crescita o se la maturità del business o della
società mi suggerisce di cercare altrove migliori opportunità di rendimento”.
E tra i multipli con cui ogni risparmiatore dovrebbe cominciare a
familiarizzare ci sono i rapporti Prezzo/Utile (o P/E da earnings) e il Dividend Yield (Utili/Prezzo). Il primo indicatore
ci fornisce una sintesi sulla economicità o meno di un investimento,
soprattutto se rapportato ai rispettivi competitor, mentre il secondo
indicatore ci fornisce un dato di sintesi sulla redditività dello strumento. E
sono due multipli che vengono utilizzati costantemente ogni giorno dagli
analisti professionisti di tutto il mondo.
A tale proposito, cito un
interessante analisi della società internazionale ECR Research, che ha
analizzato tutte le società quotate dello S&P500, riscontrando proprio
sulla base dello studio del multiplo dividend yield che più di 200 società
appartenenti all’indice americano presentano un rendimento più elevato di quello offerto
dai Treasury Bond Usa a 10 anni.
Cioè,
sulla base del flusso cedolare che queste società dovrebbero garantire ogni
anno, le azioni selezionate sulla base delle potenzialità reddituali e dell'affidabilità finanziaria offrono un flusso cedolare più elevato rispetto all’asset class
obbligazionaria. Quindi in ottica di diversificazione, un risparmiatore con
profilo di rischio più elevato potrebbe scegliere di sovrappesare le “buone società” per migliorare il rendimento prospettico del portafoglio. Naturalmente la scelta timing di ingresso dovrà essere effettuata utilizzando l’analisi
tecnica.
Edoardo Liuni
sabato 12 dicembre 2015
Il fallimento delle 4 banche: gli errori che i risparmiatori devono evitare
Il recente fallimento di 4
banche, CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria, culminato con il
tragico evento del suicidio del pensionato di Civitavecchia, causato dalla
delusione di aver perso tutti i risparmi di una vita nell’acquisto di
obbligazioni subordinate di una delle banche poi fallite, ci spinge ad una
riflessione amara sul fatto che la storia si ripete (vedi i casi Parmalat,
Cirio e Bond argentini) e soprattutto sul perché la mancanza di cultura
finanziaria spinge i risparmiatori a commettere gli stessi errori quando bisogna
decidere come investire i propri risparmi.
Anche se le cronache degli
ultimi giorni dipingerebbero un quadro desolante sulla condotta del personale
delle banca che da quanto si apprende avrebbe venduto ad ignari risparmiatori
titoli obbligazionari subordinati (strumenti pressappoco equiparabili a
capitale di rischio azionario) spacciandoli per investimenti assolutamente sicuri e privi di
rischio, provocatoriamente dico a questi poveri pensionati coinvolti, che sarebbe
bastato leggere le prime righe che aprono il primo capitolo de “Il Manuale del Risparmiatore”
(Ed. Hoepli, 2015) per limitare i danni o quantomeno accendere un faro
dubitativo di fronte al consiglio del direttore di banca, dell’amico o del
consulente finanziario che proponevano con disinvoltura, o magari in buona fede,
obbligazioni bancarie dagli elevati rendimenti ma dalla struttura complessa e
opaca.
Il Manuale inizia proprio
così: “Non esistono formule magiche per
diventare ricchi investendo nei mercati finanziari. Chi cerca scorciatoie,
colpacci o crede nella soffiata dell’amico rischia di rimanere a bocca asciutto
o ancora peggio si espone a rischi elevati. E parlando proprio di rischio, uno
dei principi fondamentali da tenere bene a mente per avere successo negli
investimenti – sia che si tratti di un professionista che di un piccolo
risparmiatore - è saper individuare e gestire bene il rischio a cui è soggetta
ogni singola scelta finanziaria e, di conseguenza, l’intero portafoglio”. In
pratica, e si entra nel vivo degli argomenti trattati nel libro, ogni
risparmiatore quando si trova di fronte ad una scelta finanziaria deve tenere
bene a mente i concetti di rischio e di rendimento, quest’ultimo direttamente
proporzionato al primo. E in seconda battuta applicare la regola fondamentale
della diversificazione.
Leggendo attentamente i
fatti, emerge con chiarezza le cause che hanno portato centinaia di clienti a
mandare in fumo i risparmi di una vita. Se da una parte, dipendenti bancari
senza scrupoli hanno proposto strumenti finanziari rischiosi spacciandoli per
sicuri, dall’altra buona parte degli ignari sottoscrittori non hanno applicato
quelle semplici regole di salvaguardia, appena descritte, che precedono la
scelta di ogni investimento. Molti di loro purtroppo non si sono chiesti: “Qualora
l’investimento dovesse andare male (concetto di rischio) quale somma sono
disposto a perdere senza la quale continuerei a guardare con tranquillità al
mio futuro?”. Stabilito l’importo, nessuno di loro avrebbe mediamente investito
più del 5% del capitale (concetto di diversificazione del portafoglio) nelle
ormai famose obbligazioni strutturate. E oggi avremmo comunque tanti
investitori arrabbiati, quello è inevitabile, ma non costretti sul lastrico da
gestioni dissennate e criminale di chi ha amministrato negli anni le banche ora
fallite nella totale assenza di controlli istituzionali.
Edoardo Liuni
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